Le imprese alpinistiche degli anni Ottanta rivivono a Vezzano grazie a Christophe Profit

Il suo nome alle nuove generazioni di scalatori e di appassionati delle montagna probabilmente non dice granché, ma per chi conosce bene la storia dell’alpinismo, e chi lo ha praticato negli anni Ottanta e Novanta, con materiali e tecnologie diverse da quelli disponibili oggi, Christophe Profit rimane ad oggi una pietra miliare. Francese, classe 1961, ha aperto una nuova via sul K2, ma soprattutto si è fatto conoscere per la sua abilità nello scalare montagne in serie, i cosiddetti concatenamenti, che richiedono organizzazione, preparazione fisica e soprattutto la capacità di mantenere alta la concentrazione a lungo per compiere sempre le scelte corrette. Nel 1985, non a caso, a farlo conoscere al grande pubblico è stato proprio il superamento, in 24 ore, delle pareti nord di Grandes Jorasses, Eiger e Cervino, una dopo l’altra, impresa ripetuta in inverno due anni dopo. In un altro continente, nel 1991, assieme a Pierre Béghin, ha aperto una nuova via sul K2, lungo lo spigolo nord-ovest.
La serata che ha regalato ieri al pubblico di «Mese Montagna», il festival organizzato dall’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e dal Comune di Vallelaghi, la cui 13ª edizione ha preso il via in questa occasione, più che gli aspetti tecnici delle sue avventure in alta quota ha messo in evidenza quelli umani. Portare a termine una spedizione significa infatti, sopra ad ogni altra cosa, e questa è forse la lezione più importante che ha lasciato al pubblico radunatosi per lui nella palestra del polo scolastico di Vezzano, dare vita ad un’avventura comunque irripetibile, capace di creare legami nuovi e forti con altre persone. La montagna diventa quindi, nell’ottica di Profit, non un fine ultimo in base al quale ottimizzare ogni aspetto dell’impresa, ma un mezzo che offre l’opportunità di esplorare i propri limiti, la capacità di fare squadra e prendere decisioni, indietreggiare quando necessario.
La serata ha preso il via con la proiezione del film che documenta l’impresa compiuta nel 1982, quando a soli 21 anni Christophe in solitaria, in appena tre ore e 10 minuti, senza corda, con uno zainetto da passeggiata e un sacchetto di magnesite, riuscì a superare i 1.100 metri della Parete Ovest del Petit Dru stupendo il mondo. Poi sui due grandi schermi di «Mese Montagna» la parola è passata alle fotografie che documentano la conquista della parete Nord dell’Eiger in inverno insieme ad un cliente, qualcosa di più di un semplice lavoro svolto da una guida alpina, in parte per le grandi difficoltà affrontate, in parte perché accanto a lui vi era un a persona che si fidava ciecamente delle sue decisioni.
Nelle due ore che ha regalato a «Mese Montagna» la guida alpina francese, accompagnato dalla puntuali e competenti traduzioni di Luca Calvi, ha poi portato virtualmente il pubblico sul Monte Bianco e sul Cervino. Ad emergere è stato sempre il lato umano dell’alpinismo di Profit, che annovera anche la possibilità di allungare la strada del ritorno per regalarsi un bivacco non previsto nel gelo, pur di vivere un’esperienza in più insieme ai compagni di viaggio. Infine non poteva mancare la conquista del K2, la più importante della sua carriera, portata a termine nel 1991 tracciando una nuova via insieme a Pierre Béghin.
Ora il testimone del festival passa ad Alessandro Beber e Rosario Sala, che mercoledì e venerdì prossimo nell’aula magna delle scuole racconteranno, rispettivamente, la propria traversata con gli sci dal Lago di Garda agli Alti Tauri e il proprio viaggio in motocicletta da Trento ad Hanoi.

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