Ieri per «Mese Montagna» Revol e Urubko di nuovo virtualmente insieme sul Nanga Parbat

Di personaggi che hanno scritto pagine importanti della storia dell’alpinismo «Mese Montagna» ne ha ospitati tanti nella propria storia, tuttavia di incontri capaci di mescolare le suggestioni dell’alta quota con momenti di sincera, struggente e contagiosa commozione, come è accaduto ieri sera nella palestra del polo scolastico di Vezzano, non se ne ricordano molti. Questo esito, in realtà, era probabilmente già scritto quando gli organizzatori della rassegna hanno convinto il russo Denis Urubko e la francese Elisabeth Revol a incontrarsi nuovamente in Valle dei Laghi per ripercorrere insieme al pubblico trentino la vicenda che ha unito i loro destini e li ha portati agli onori delle cronache alla fine di gennaio. I due giorni in cui Urubko, insieme ad Adam Bielecki, con un’ascesa velocissima sul Nanga Parbat, ha salvato la vita alla collega francese, che aveva dovuto abbandonare al proprio tragico destino il compagno di spedizione Mackiewicz dopo aver conquistato insieme la vetta della montagna in inverno, una vera impresa alpinistica.
I due ospiti hanno dapprima ripercorso, avvalendosi di numerose videoclip, i passaggi più importanti delle rispettive carriere in verticale. Elisabeth, spiegando che si è innamorata della montagna già a quattro anni, un ambiente che le permette di tenersi a distanza da un modello di vita “omologato”, da affrontare rigorosamente senza corde, senza ossigeno, senza portatori e senza lasciare tracce. «In inverno ad alte quote i rischi sono molto più elevati – ha ricordato – per questo serve tantissimo allenamento e tanta testardaggine: ogni mattina corro, ogni pomeriggio pedalo e ogni sera arrampico, all’aperto o in palestra». Denis ha invece descritto i lunghi anni nei quali ha fatto parte dell’esercito kazako e la svolta rappresentata dall’incontro con Simone Moro, l’alpinista grazie al quale ha affrontato per la prima volta la catena dell’Himalaya, avviando un percorso che lo ha portato a conquistarne tutti e 14 gli ottomila. «L’Himalaya è come un circo, – ha spiegato – è il Colosseo dell’alpinismo, che a mio avviso va affrontato con un solo compagno fidato, in stile alpino ed aprendo nuove vie». Questo il suo credo.
Poi i due hanno accompagnato il pubblico dentro gli accadimenti del 25, 26 e 27 gennaio, quando Elisabeth Revol e il compagno di spedizione Tomek Mackiewicz hanno conquistato la vetta del Nanga Parbat, uno sforzo costato carissimo al polacco, che già in vetta ha cominciato a perdere la vista, a respirare male e a congelarsi. Il seguito è stato solo una corsa contro il tempo per scendere e salvarsi. Tomek si è dovuto fermare a quota 7.200, non era più in grado di muoversi, così, dopo una prima notte di inutile attesa dei soccorsi, la francese lo ha dovuto lasciare nella tenda, per continuare da sola. Ha avuto allucinazioni, mani e piedi congelati e ha affrontato una seconda notte senza potersi riparare. Quanto tutto sembrava perduto sono arrivati Urubko e Bielecki, che a quel punto hanno dovuto scegliere se portarla subito a valle o proseguire, per tentare l’impossibile, ovvero recuperare anche Tomek, con il serio rischio di perdere due vite invece di una, optando per la prima dolorosa, ma saggia, opzione, che ha permesso ai tre di tornare sani e salvi e poter raccontare quelle giornate al pubblico di «Mese Montagna». Senza Mackiewicz, il cui corpo è rimasto in quella tenda. Sono passati dieci mesi ed Elisabeth rivede ancora ogni scena sfilare davanti ai propri occhi, così al termine del racconto ha abbracciato Denis scoppiando in lacrime.
Si è chiusa così la terza settimana della rassegna, che era cominciata, mercoledì sera, con le immagini e i racconti di Alessandro de Bertolini. Il giornalista trentino, nell’aula magna al solito esaurita in ogni posto, ha ripercorso le tappe del proprio viaggio in bicicletta dalla California all’Alaska, avvalendosi di spettacolari immagini e fornendo riscontri storici e sociologici, una miscela in grado di coinvolgere il pubblico per due ore, senza alcuna sosta.
Ora l’attenzione si sposta all’incontro di mercoledì prossimo con Stefano Torrione, che nella stessa aula magna parlerà al pubblico del proprio lavoro di ricerca compiuto lungo il fronte della Grande Guerra, sui ghiacciai dolomitici. Venerdì 23, nella palestra, sarà la volta di un mito come Simone Moro, e sabato 24 di Nicole Orlando e Anna Torretta.