Tutto esaurito a Vezzano con Simone Moro

I film delle sue grandi passioni e un sogno nel cassetto

Serata col botto per Mese Montagna, l’interessante manifestazione che per tutto novembre ha animato il teatro di Vezzano e l’intera Valle dei Laghi grazie ad incontri emozionati con alpinisti di assoluto livello, con arrampicatori trentini, ma pure con tante altre iniziative. E non poteva essere altrimenti vista la presenza del re dell’Himalaya, Simone Moro. L’alpinista bergamasco, il primo al mondo a salire in invernale tre ottomila, come era nelle previsioni ha richiamato a Vezzano un gran numero di appassionati e curiosi tant’è che già mezzora prima dell’inizio della serata la struttura aveva fatto registrare il tutto esaurito.
Simone Moro si è dimostrato una macchina da palcoscenico, in grado di ammaliare il pubblico, garantendo un ritmo elevato, mixando il racconto di episodi e di filosofie di grande intensità con battute divertenti, a testimonianza della sua grande capacità mediatica.
A Vezzano era reduce dalla conferenza stampa di presentazione della sua prossima spedizione, in programma il 20 dicembre, quando proverà a conquistare il suo quarto ottomila in invernale, il Nanga Parbat, al suo secondo tentativo sull’unica vetta ancora inviolata d’inverno assieme al K2. Finora infatti, ha salito lo Shisha Pangma nel 2005, il Makalu nel 2009 – che segnò la riapertura della grande stagione delle invernali in altissima quota – e il Gasherbrum II nel 2011.
In Valle dei Laghi però ha presentato due cortometraggi che sono estremamente rappresentativi della sua vita, del suo modo d’essere e dei sogni che ancora porta nel cuore. Il primo, dal titolo «Exposed to dreams» non testimonia la conquista di una vetta, bensì una rinuncia che però è stata da stimolo per concretizzare un altro desiderio. Nella pellicola Moro Moro racconta all’amico e alpinista Mario Curnis, con il quale salì sull’Everest nel 2002 coronando a 66 an ni il sogno di una vita, dopo che ci era andato vicino nel 1973, la sua ultima esperienza estiva sulla montagna più alta del mondo, evidenziando come sia cambiato tutto, il terribile affollamento con cordate che rallentano l’ascesa e che in taluni casi diventano pericolose anticamere di morte. Una schietta riflessione sull’alpinismo di oggi. Il fuoriclasse bergamasco voleva conquistare Everest e Lothse senza ossigeno nel giro di pochi giorni, ma invece si è ritrovato a decidere di fermarsi, impegnandosi però per settimane nei soccorsi dell’Himalayan Rescue Team, con cui collabora come pilota dalla sua fondazione. E da qui è nato il suo secondo sogno quello di diventare pilota di elicottero e di fare servizio di soccorso e non solo in Himalaya. Nel film si vedono immagini straordinarie di recuperi in quota, ad altitudini e in situazioni al limite. Una passione che ha coronato, che gli ha pure fatto decidere di acquistare un mezzo, poi precipi tato e distrutto casualmente non in montagna e l’idea di proseguire con questa attività assieme al altri piloti italiani e ad un macchinista trentino, Bruno Bortolameotti. Significative le parole in apertura e chiusura del film appartenenti al leggendario  Walter Bonatti.
La seconda pellicola proiettata è stata la versione italiana (una sintesi) del film Cold, che narra l’impresa sul Gasherbrum II del 2011 di Moro assieme all’inseparabile amico Denis Urubko e allo statunitense Cory Richards, l’outsider del terzetto che ha realizzato anche gran parte delle immagini e autore e regista del film che ha vinto il primo premio al Festival di Banff. Immagini forti, estreme con l’americano protagonista e narratore di questa impresa difficile non solo per l’ascesa agli 8035 metri della vetta. Il tutto con un unico comune denominatore il freddo, spesso sotto i 40 gradi che con l’amplificazione del vento risultano anche sfiorare i – 70 gradi. Una conquista diffic ile e una discesa con una bufera di neve che toglieva qualsiasi visibilità, ma soprattutto con la caduta di una valanga che li ha sfiorati. Inequivocabile il pianto di Cory subito dopo averla scampata.
Poi spazio all’interazione con tante domande da parte del pubblico. La paura? «E’ il più prezioso alleato dell’alpinista, è quella che ti fa fiutare il pericolo. Chi non ha paura dura poco in vetta».
Il consiglio prezioso? «Quello di Riccardo Cassin: cerca di diventare un vecchio bravo alpinista» a testimonianza che bisogna anche saper rinunciare quando di hanno sensazioni strane.
Il sogno nel cassetto? «La traversata Everest-Lhotse, che ho provato più volte senza riuscirci. Potrebbe essere l’impresa che chiude le mie spedizioni estreme».
Con la serata di Simone Moro è andata in archivio anche l’ottava edizione di Mese Montagna, con un bilancio decisamente positivo. Tanti appuntamenti se guitissimi e una crescita di interesse e notorietà.

FOTO IN ALTA RISOLUZIONE SERATA SIMONE MORO